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1° MARZO SCIOPERO DEGLI STRANIERI

17 Febbraio 2010 - Categoria Manifestazioni
Autore Paola Careddu

N O N   L A S C I A M O C I    S O L I

 

Copio e incollo dal sito

http://www.primomarzo2010.it/ 

che vi suggerisco di visitare

"Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in  Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? 

Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Si collega e si ispira La journée sans immigrés: 24h sans nou, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010. Qui potete leggere il nostro manifesto programmatico.
Il colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. Lo abbiamo scelto perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.
Vi invitiamo, quindi, a usare già da oggi un braccialettino o un nastrino giallo come segno di riconoscimento."

47 Commenti per "1° MARZO SCIOPERO DEGLI STRANIERI"
Hanno commentato : Giuseppe (10) | paola (6) | Mimma (5) | rinalba (3) | Dea Madre (3) | Vittoria (3) | Sardus Pater (2) | Babbai (2) | Rita O. (2) | margherita c. (2) | nadia del comitato 1 marzo (1) | vittoria donna arrabbiata (1) | Nadia (1) | DONNE IN NERO (1) | Piero (1) | Mata Hari (1) | bruno e. (1) | NONLASCIAMOCISOLI (1) | uniroma.tv (1) |
Mimma ha detto:
28 Marzo 2010 alle ore 23:57:41

Razzismo (storia)
La scena che segue si svolge sul volo della compagnia British Airways tra Johannersburg e Londra: una donna bianca, di 50 anni, prende posto di fianco a un nero. Visibilmente turbata, chiama l' hostess "Che problema c'è signora?" chiede l' hostess "Ma non lo vedete?" risponde la signora "mi avete messo a fianco di un nero. Non sopporto di rimanere vicino ad un essere così ripugnante. Assegnatemi un altro posto". "Per favore si calmi" dice l' hostess "perchè tutti i posti sono occupati. Vado a vedere se ce n'è uno disponibile. L' hostess si allontana e ritorna qualche minuto più tardi "Signora, come pensavo, non c'è nessun posto libero in classe economico ho parlato col comandante e mi ha confermato che non c'è nessun posto neanche in classe "executive". D' altro, canto abbiamo ancora un posto in prima classe" e prima che la donna avesse modo di commentare la cosa l' hostess continua "E' insolito per la nostra compagnia permettere a una persona di classe economica di sedersi in prima classe. Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi a fianco di una persona così sgradevole. E rivolgendosi al nero, l' hostess dice "Quindi, signore, se lo desiderate, prendete il vostro bagaglio a mano che un posto in prima classe lo attende... E tutti i passeggeri vicini che, scioccati, avevano assistito alla scena, si alzarono applaudendo.

Mimma (207 commenti inseriti)
Mimma ha detto:
09 Marzo 2010 alle ore 22:55:48

E' difficile trovare le parole giuste da dire a chi ha raggiunto un simile traguardo. Porgiamo i nostri migliori auguri alla cara, nonché socia Auser, nonna Orsolina che ha avuto la fortuna di arrivare al suo 103° compleanno.
Un caloroso abbraccio da tutti noi volontari Auser SS.

Mimma (207 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
09 Marzo 2010 alle ore 20:57:03

Ragazz*, avete visto le ultime foto della Gallery?
Raccontano del compleanno di Nonna ORSOLINA che proprio oggi ha compiuto ... 103 anni ....
Auguri, cara Nonna Orsolina, ed un abbraccio affettuosissimo da parte di tutta l'Auser della Sardegna!

Giuseppe (704 commenti inseriti)
Mata Hari ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 20:28:02

Ciao Vittoria, mi sei piaciuta tanto!
Condivido a pieno la tua opinione, interessante, peccato ci si ricordi di certi avvenimenti solo in determinati periodi di tempo. Io penso che c' è modo e modo per festeggiare questo giorno. Se deve essere invece un momento di riflessione per pensare a tutti i sacrifici che hanno fatto e che fanno ogni giorno le donne, ben venga. Perché a volte noi stesse ci scordiamo di noi.
Un caro saluto.

Mata Hari (7 commenti inseriti)
Dea Madre ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 18:49:15

MIMOSA
Teniat prus nuscos sa mimosa
Atidas a sas domos de foraidda
Tot' unu cun isperas de conchista
Fattos in s' umbra de innidas banderas
Pessare torra a cussu frore diligu
Pro feminas violadas dae sas gherras
O brivas de su tempus pro sos fitzos
O fraigadas in filiera de sas modas
Tingher torra su tzeravallu a nuo
Cun s' atzudu de sos pilos canos
De pitzinnas de deris profumadas
Dae ammentos de iscubados pro su pane
Iscoberre gustu non 'e sa vittoria
Dissimada a coros meda
E meda manos
Ninniada lena che una prenda 'e fitzu
Tedaer golu nuscos sa mimosa
Comporada in carreas dae pessonas
Calias de riere a una femina
In d' una die de festa e de tribagliu

Questa poesia, e tanto altro, potete leggerla recandovi a visitare la mostra allestita, ancora per pochi giorni, presso il circolo CULLEZIU a Sassari

Dea Madre (35 commenti inseriti)
rinalba ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 18:32:19

Vittoria sei una grande donna e tanto basta a rasserenarti e rasserenarci......non siamo patetiche siamo DONNE e non siamo sole.....pensa alle tante auserine e non essere ARRABBBIATA.
Un abbraccio a tutte rinalba

rinalba (417 commenti inseriti)
margherita c. ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 15:50:28

Eccellente Vittoria ,....hai tradotto in parole, i pensieri,i sentimenti e tutto il disagio di quelle "donne" (per fortuna tantissime)orgogliosissime di esserlo.Buon 8 marzo!

margherita c. (8 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 14:48:37

Grande, ... Vittora!... Pensieri profondi, tutti da condividere!
Ma siete in tantissime a pensarla così..... E' solo una certa cultura di facciata, ma che purtroppo inizia a penetrare nelle coscienze, a dare un'altra immagine di donna: schiava prima, nel senso tradizionale del termine, e schiava ancora oggi, secondo i canoni berlusconiani.

Giuseppe (704 commenti inseriti)
vittoria donna arrabbiata ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 14:30:29

Oggi otto marzo sono qui a dire alcune cose.
Quando parlo di donne lo faccio fingendo di non vedere la realtà: è una donna la Carfagna, è una donna la Santanchè, è una donna la Gelmini, sono donne le veline, sono donne le quarantenni che ambiscono a sembrare sorelle delle loro figlie, è una donna la mamma che fa le punture di botulino alla figlia sedicenne, sono donne le attrici tirate fino a non assomigliare più a se stesse ma ad assomigliasi fra di loro, sono donne le escort che vengono usate come moneta per pagare i favori dei politici e ottengono in cambio dei favori, sono donne le prezzemoline che si fanno la settima di seno per arrivare al successo.
La donna a cui parlo e di cui parlo non esiste quasi più. E’ la donna che ha faticosamente lottato per divenire “soggetto” nella vita , nel lavoro , nella politica, nel sesso , ora - dopo vent’anni di berlusconismo - non esiste quasi più. Ora ci sono le donne “oggetto” fiere di esser tali , che si vendono e si fanno comprare . La donna a cui parlo è la donna che conosce e che rispetta se stessa. Che sa imporre il suo modo di pensare e di vedere il mondo. Che non scimmiotta i maschi e che collabora con loro sapendo differenziarsi. E’ la donna che non corrisponde al “modello” corrente.
Dalla “Giornata internazionale della donna ” siamo passati alla “festa della donna” : Siccome siamo brave ed assecondiamo i desideri del maschio ci hanno regalato una festa, come ai papà , alle mamme , ai nonni. E la “festa della donna” arriva giusto dopo la settimana del gatto perchè non è bene sovrapporre i poli di interesse…
Bisogna ritrovare l’orgoglio di essere donna. Ma a chi lo dico?
Alle donne che questa sera andranno a vedere inutili ragazzoni forniti di muscoli che si spoglieranno a pagamento e si divertiranno nel vedere un branco di rincoglionite eccitarsi imitando i più beceri comportamenti del maschio? Alle ragazzine delle medie che vendono foto sul cellulare in cambio di una ricarica telefonica ? Alla signorina che ha scritto un libro di buon successo che spiega come guadagnare facendo la ”ragazza” in cam ? Alle quarantenni che hanno scoperto il pc dei figli e lo usano solo per chattare con uomini bavosi giurando, immemori della seconda cadente, di avere una quinta che sfida ogni legge di gravità? O alle belle ragazze convinte che solo spogliandosi in tv sia possibile diventare una donna di successo
Mi riderebbero in faccia . Ne sono certa.
Le poche donne che capirebbero sono quelle che la nostra società ritiene “patetiche” . Patetiche perchè ferme agli anni 70, alla convinzione che la donna abbia dei diritti che nulla hanno a che fare col volere dei maschi.
Principi semplici , ma perduti strada facendo. Molti passi indietro sono stati fatti rispetto agli anni 70.
Eppure sono certa che le “donne vere” esistono ancora ed è a loro che mi rivolgo.
Ho letto un articolo di Maria Laura Rodotà che propone oggi di ritrovare la rabbia l’orgoglio ed i simboli di quegli anni , di riappropriarci della mimosa , di appuntarcela sui vestiti:
e a chi ci chiede «perché hai una mimosa puzzolente sulla giacca a vento?», si potrebbe rispondere: «Sono donna, sono arrabbiata, di questa Italia misogina non ne posso più».
Aderisco alla sua proposta . Ho una mimosa addosso.
Sono stanca di guardare impotente questo sfacelo. Voglio ritrovare “speranza” più che coraggio . Gettare il ciarpame cultural-televisivo che ci ha tarpato , negli ultimi venti anni, le ali. Anche quello che sentirete oggi in tv è ciarpame. Noi donne valiamo di più.
Sono certa che per le mie lettrici questa è “la giornata internazionale della donna” ed è a loro che rivolgo un invito :
Basta “festa della donna”.
Ritroviamo la dignità di persone aventi diritti. Riprendiamoci gli spazi che abbiamo ceduto per amore di figli , mariti e di tutti gli uomini che ci circondano.
Inventiamo un modo nuovo di essere donne. Ricreiamo la solidarietà femminile . Troviamo nuove vie per collocarci in politica , lavoro , famiglia.
Il modello maschile è un modello prevaricatore che non tiene conto delle nostre peculiarità. Rifiutiamoci di imitarlo.
Ritroviamo la gioia di un 8 marzo fatto di solidarietà , consapevolezza , amicizia , al femminile. Perchè sia un giorno utile alle donne e non un giorno di festeggiamenti immotivati.
Buon otto marzo a tutte. Ricordate la minosa ed il vostro valore.

vittoria donna arrabbiata (1 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
08 Marzo 2010 alle ore 08:54:20

In questa giornata dell'8 Marzo, che non è di Festa ma di Impegno, mi piace rivolgere un pensiero affettuoso ed un abbraccio a tutte le donne ed in particolare alle Volontarie dell'Auser ed alle Visitatrici di questo Sito.

Giuseppe (704 commenti inseriti)
margherita c. ha detto:
07 Marzo 2010 alle ore 21:09:10

E' sempre più difficile soffocare l'angoscia che ti assale nel vedere questo nostro meraviglioso paese tutti i giorni,ormai,preda e ostaggio di innumerevoli personaggi totalmente privi di scrupoli, e di altrettanti genuflessi,intimoriti,annichiliti,rassegnati..............Non siamo più capaci di indignarci di fronte ai sorprusi,alle sopraffazioni,ai ladrocini,al malaffare imperante,in tutti i settori e a qualsiasi livello? Che risposte possiamo dare ai nostri figli,educati e formati nel rispetto di sè stessi. degli altri e con unforte senso del dovere? Quale speranza che loro capiscano ancora le nostre romantiche argomentazioni senza rischiare di cadere in luoghi comuni........Riflettendo.......LA DIGNITA', L'ONESTA',GLI IDEALI che ci accompagnano nel vivere quotidiano.....SONO ANCORA UN VALORE? SI!!!!!!!!!!!!FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE,GRIDIAMOLO SINO A RISVEGLIARE LE COSCIENZE.

margherita c. (8 commenti inseriti)
Dea Madre ha detto:
07 Marzo 2010 alle ore 20:48:53

8 MARZO - FESTA della DONNA

Un rametto di mimosa
per ricordare
tutte le donne,
piccole e grandi
che hanno
cambiato il mondo
con la loro esistenza.
Grazie a loro
puoi prendere in mano
la tua vita
e viverla intensamente
come protagonista
e non come comparsa.

Sarò sempre contro la parità dei sessi...
noi siamo decisamente meglio!
BUONA FESTA DELLA DONNA A TUTTE
P. S. Per Piero e Bruno, ma veramente pensate quello che avete scritto?

Dea Madre (35 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
07 Marzo 2010 alle ore 19:58:36

Un "OTTO MARZO" militante questo del 2010, in primo luogo perchè la società deve fare ancora passi da gigante per assicurare pari dignità a tutte le persone, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla religione, ... .
Questo è un aspetto essenziale della democrazia.
Ma come tacere oggi il fatto che in queste ore nel nostro Paese la democrazia è stata tragicamente calpestata dai potenti?

Giuseppe (704 commenti inseriti)
rinalba ha detto:
07 Marzo 2010 alle ore 19:46:33

a Piero e Bruno un grazie di cuore per i bei pensieri che spero li accompagnino tutti i giorni dell'anno.
Donne di malafede vedete che esistono anche "i principi azzurri" su questa terra?

rinalba (417 commenti inseriti)
bruno e. ha detto:
07 Marzo 2010 alle ore 17:13:21

Il Coraggio delle Donne

Sono coraggiose le donne,
ci costa caro, ma bisogna ammetterlo.
La fragilità? Solo uno stato culturale,
più che un dato biologico.
Sono forti e coraggiose, le donne.
Quando scelgono la solitudine,
rinunciando a un falso amore,
smascherandone la superficialità.
Sono coraggiose le donne, quando
crescono i figli senza l'aiuto di nessuno,
rivalutando l'ancestrale primato,
quello di essere mamme.
Hanno il coraggio di non chiedere
a uomini che sono anche padri,
la loro presenza,puntualmente assente.
Uomini che rifuggono le proprie responsabilità,
trincerandosi in comodi ruoli o paraventi
infantili di adulti mai cresciuti.
Sono forti e coraggiose, le donne,
quando a discapito di tutto e di tutti
scelgono i propri compagni; costruendo solide storie
spendendo patrimoni sentimentali, contro la morale comune.
Sono forti e coraggiose, le donne, quando sopportano,
violenze di ogni tipo, per salvaguardare quello che resta di famiglie,
che non son più tali
Sono la speranza del mondo, le donne, in qualsiasi
circostanza continuano a far nascere uomini,
che poi le tradiranno.
Corpo di donna ...

bruno e. (1 commenti inseriti)
Piero ha detto:
07 Marzo 2010 alle ore 13:52:54

AUGURI A TUTTE LE DONNE
Siete come i diamanti:
uniche e preziose.
Il dono più bello che ognuno può ricevere.
Chi dice donna dice danno.
Ed è vero perché "danno" la vita,
danno la speranza,
danno il coraggio,
danno il conforto,
danno se stesse per amore.
E' un vento lento un fiore che sboccia.
E' il segno della pace e una vita che nasce.
E' un bel giorno di sole e una notte stellata.
E' un fiocco rosa sulla porta,
è una ciliegia sulla torta.
Tanti auguri con tutto il cuore
e siate sempre di buonumore,
perché voi donne siete un fiore
e con un sorriso rallegrate il nostro cuore.
C'è da ammettere che senza di voi,
nulla può essere considerato importante.
E' la vostra festa ed io voglio augurarvi
di godervi questo privilegio
che la vita vi ha donato:
ESSERE DONNA!
Senza le donne finirebbe il mondo:
mancherebbe la dolcezza,
mancherebbe l' amore di una mamma,
mancherebbe il sorriso di una fanciulla
mancherebbe la voglia di vivere. GRAZIE DONNA!!!
A voi donne.
A quelle che hanno segnato la mia vita
in un modo o nell' altro.
A quelle che mi hanno fatto sorridere
quando più ne avevo bisogno.
A quelle che mi hanno fatto vedere
il lato buono delle cose,
quando preferivo vedere
solo il lato peggiore.
E a quelle a cui desidero dire
quanto apprezzi la loro amicizia
o il loro amore.
Auguri di vero cuore...

Piero (2 commenti inseriti)
Mimma ha detto:
06 Marzo 2010 alle ore 20:37:32

Si avvicina l' 8 marzo Festa della Donna, oltre ai mazzettini di mimosa, alle cene e alle serate in discoteca c'è di più... Oltre all' inevitabile aspetto commerciale legato a questa ricorrenza, vale la pena di soffermarsi sulla storia e sul significato dell' 8 marzo. Una riflessione: - Circa un secolo fa le suffragette lottavano per il diritto di voto alle donne, che in Italia è arrivato solo nel 1946. E il cosiddetto femminismo, l' emancipazione ci hanno messo un bel po' per affermarsi e per ottenere certe conquiste. In tempi non molto lontani poche donne potevano svincolarsi dalla vita schematica di figlia, fidanzata, moglie e madre. L' istruzione, la carriera, il prestigio sociale erano prerogative esclusivamente maschili. E oggi? Notevoli passi avanti e grandi possibilità per le donne del terzo millennio... ma tanto resta ancora da fare per una parità sessuale che resta ancora fittizia soprattutto nel mondo del lavoro e delle politiche sociali. E il pensiero va a tutte le donne di quei paesi incivili in cui i loro diritti vengono quotidianamente calpestati, dove il cammino verso la democrazia è ancora tutto in salita. E ancora donne vittime di abusi, un crimine abominevole del quale i media si ricordano solo adesso che fa più notizia. L' origine della Festa della Donna risale al 1908, quando un gruppo di operaie di una industria tessile Cotton di New York, alcuni giorni giorni prima dell' 8 marzo iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l' 8 marzo appunto Mr.Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita dello stabilimento, al quale poi venne appiccato il fuoco. Le 129 operaie prigioniere all' interno furono arse vive.Tra di loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane.
(RICERCA SU GOOGLE)
Quindi donne! Anche se oggigiorno non si aspetta certo la "festa della donna" per andare a ballare, a villeggiare e far baldoria: difendiamo e onoriamo questa data anche per riflettere a quanto oggi siamo fortunate e per ricordare a chi lo è stato meno di noi. A proposito della mimosa, la scelta di elevarla a simbolo dell' 8 marzo furono la femministe italiane dell' UDI (Unione Donne Italiane), che nel 1946, preparando la prima Festa della Donna del dopoguerra, decisero di colorare l' evento con delle mimose.
Ancora AUGURI a tutte le donne del mondo.
Ora smetto altrimenti qualcun* dall' alto mi sgrida...

Mimma (207 commenti inseriti)
RITA O. ha detto:
06 Marzo 2010 alle ore 19:23:33

Si!!!!!!!!, in questo momento mi sento tradita,amareggiata,un pò confusa eTANTO inc............... ma sicuramente non rassegnata.

RITA O. (7 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
06 Marzo 2010 alle ore 14:58:35

Sì, cara Rinalba, anch'io molto amareggiato, ma non confuso. Una certezza :- Stiamo toccando il fondo!!! Cos'altro possiamo ancora attenderci?

Giuseppe (704 commenti inseriti)
rinalba ha detto:
06 Marzo 2010 alle ore 13:36:04

come vi sentite dopo la firma del decreto "esplicativo" di ieri notte?
Io molto confusa e amareggiata.
Vi abbraccio Rinalba

rinalba (417 commenti inseriti)
uniroma.tv ha detto:
05 Marzo 2010 alle ore 12:53:45

Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo "Sciopero degli immigrati"

http://www.uniroma.tv/?id_video=15115

Ufficio Stampa di Uniroma.TV
info@uniroma.tv
http://www.uniroma.tv

uniroma.tv (3 commenti inseriti)
Dea Madre ha detto:
04 Marzo 2010 alle ore 21:38:26

Il 1° Marzo c'è stato lo sciopero degli immigrati, sarei interessata sapere se veramente sia servito a qualche cosa. Vorrei difendere al meglio questa manifestazione, ma devo ammettere che è difficile, anche se molte associazioni di volontariato ne hanno preso parte. Per natura ho molta sfiducia nella nostra classe politica, che è abituata a predicare bene e razzolare male...
Questo sciopero è stato, comunque, un' arma legittima per richiamare l' attenzione sulla situazione degli immigrati.

Dea Madre (35 commenti inseriti)
BABBAI ha detto:
04 Marzo 2010 alle ore 16:45:29

VERSO UNA SOCIETA’ MULTIETNICA E MULTICULTURALE
“VIA DALLA PAZZA GUERRA”
ALIDAD SHIRI, giovane profugo afgano, racconta la sua storia
Cagliari – T-Hotel 05 marzo 2010 – ore 17,00
«Mi chiamo Alidad Shiri. Il mio nome vuol dire "dono di Alì". Il mio cognome, Shiri, indica l'abbondanza e la bontà del cibo. Vuol dire infatti: tanto latte, molto dolce. Sono cresciuto in Afghanistan, nella città di Ghazni, ma quando avevo nove anni i talebani hanno ucciso il mio papà. Pochi mesi dopo la mia mamma, la mia sorella più piccola e la mia nonna sono morte sotto un bombardamento. Allora, con i miei zii, mio fratello e mia sorella più grandi siamo emigrati in Pakistan perché per noi era pericoloso rimanere.
Ma lì non c'era futuro per me. Con un amico sono emigrato clandestinamente in Iran dove ho lavorato per due anni in una fabbrica di Teheran finché ho guadagnato abbastanza soldi per fuggire in Europa. Dopo un lungo e pericoloso viaggio sono arrivato in Alto Adige legandomi sotto un tir che partiva dalla Grecia”.
E’ la storia del giovane Alidad che farà da filo conduttore all’iniziativa promossa da Libera Sardegna in collaborazione con il CSV Sardegna Solidale in programma il 05 marzo 2010 alle ore 17,00 presso il T-Hotel di Cagliari. La manifestazione è promossa in preparazione alla XV° Giornata della memoria e dell’impegno che quest’anno si svolgerà il 20 marzo a Milano.
Sono previsti gli interventi di Nanda Sedda, referente del Sa.Sol. Point n. 1 di Cagliari; Bruno Loviselli, presidente del Co.Ge. Sardegna; Don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari; Carlo Tedde, protavoce del Forum del Terzo Settore; Fatima Kouchrad e Nadia Kozachuk, mediatrici interculturali, Giuseppe Sassu, presidente Auser Regionale. In conclusione è previsto l’intervento dell’Assessore Regionale al Lavoro, Dr. Franco Manca.

BABBAI (22 commenti inseriti)
Mimma ha detto:
02 Marzo 2010 alle ore 18:53:33

Ieri non si è trattato solo di uno sciopero, ma di una mobilitazione contro la xenofobia e l' intolleranza. Ho aderito alla manifestazione perché oggi vivere contro una società multiculturale è come vivere in Alaska e essere contro la neve. Sono determinati, senza di loro non ce la possiamo fare. Voglio ringraziare pubblicamente tutti gli immigrati che con la loro presenza, l' energia e il lavoro che svolgono contribuiscono al benessere della collettività e allo sviluppo di tutti noi.

Mimma (207 commenti inseriti)
Sardus Pater ha detto:
02 Marzo 2010 alle ore 14:34:45

Rilancio la frase di Erri De Luca
Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno”.

Sardus Pater (59 commenti inseriti)
DONNE IN NERO ha detto:
02 Marzo 2010 alle ore 10:07:27

ITALIA, TERRA CHIUSA

Facciamo nostro e proponiamo alla vostra meditazione un brano di Erri De Luca che fotografa, con ispirata profondità, la tragica condizione dei migranti.

“I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio. Il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli, invece, vedono nell' isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo prima di proseguire oltre; tra l' immagine di un' isola come recinto chiuso -quella dei poteri- e l' immagine degli uccelli -di un' isola come spalla su cui poggiare il volo- hanno ragione gli uccelli.

Nel canale di Otranto e Sicilia i contadini di Africa e d' Oriente affogano nel cavo delle onde. Il pacco dei semi si sparge nei campi sommersi del mare. Un viaggio su dieci sprofonda: la terraferma Italia è terra chiusa: li lasciamo annegare per negare.

Il novecento è stato il secolo in cui milioni di esseri umani si sono spostati da un continente all' altro, e così hanno spostato il peso del mondo... milioni di esseri umani... Nel 1900 siamo stati noi, gli italiani, gli azionisti di maggioranza. Trenta milioni di noi si sono spostati. Dal porto del molo Beverello si staccavano le navi che portavano dall' altra parte dell' oceano. Era nero il molo di madri con quei loro fazzoletti bianchi che sembravano tante farfalline immobili, inchiodate verso la poppa che se ne andava lentamente, a motori bassi, verso la diga foranea. E' stato il nostro 1900: ha spopolato terre e paesi, molto più di due guerre mondiali.

Lettera a casa, dall' altra parte dell' oceano, 1925: Mia cara madre, sta per venire Natale... Mia cara matre, sta pe' trasì Natale e a stà luntane a vuie me sape amaro. Come vurria allumà due o tre bengala, comme vurria sentì nu zampugnaro. Ai figli miei facitigli o presepe e a tavola mettete o poste mio. Faciti quanne è a sera da vigilia comme se mmieze a vuie stesse pur' io. Ce ne costa lacrime st' America a noi napoletani. Nui ca ce chiagnimme o cielo 'e Napoli, comme è amaro sto pane. Mia cara matre, che sò i denari. Per chi se chiagne a patria nun sò niente. Mo tengo qualche dollaro e me pare che nun so stato mai tanto pezzente. Ma non torno. Me ne resto fora. Resto a faticà per tutti quanti. Io ch' aggio perso patria, casa, onore, io so carne 'e maciello, so emigrante...

Quelli che adesso partono sopra dei zatteroni, dei barconi a motore verso un nord sommario, purché non sia un porto. E si portano dietro tutto quello che hanno potuto salvare da un' espulsione, lasciandosi dietro un bucato in fiamme oppure una miseria infame. Ma quegli occhi sbarcheranno da noi e saranno rinchiusi dentro centri di permanenza temporanea. Chiamiamo così dei posti che sono campi di concentramento, con sbarre, filo spinato, guardiani: permanenza, un bel nome alberghiero, per non dire a noi stessi che facciamo i carcerieri di viaggiatori, colpevoli di viaggio...

Che dà allo straniero pane e vestito: questo dice di sé la divinità nella scrittura sacra, Che dà allo straniero pane e vestito. E alla creatura umana dice: amerai lo straniero, perché stranieri foste in terra d' Egitto. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero, circa cento volte. Insiste la divinità col verbo amare, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano. Amare, che fa del bene prima di tutto a chi ama, prima ancora di far del bene all' altro, allo straniero. Amare: non tollerare, non respingere alla rinfusa donne incinte. E nessuno dica: ma perché partono incinte queste benedette donne e ragazze!...perché non partono incinte. Vengono violate regolarmente a ogni frontiera africana.

Nasce tra i clandestini, il suo primo grido è coperto dal rumore del giro delle eliche. Gli staccano il cordone e senza fare il nodo lo affidano alle onde. I marinai li chiamano Gesù, questi cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme. Niente di queste vite è una parabola, nessun martello di falegname batterà le ore dell' infanzia e i chiodi nella carne. Nasce tra i clandestini l' ultimo Gesù, passa da un' acqua di placenta a quella del mare senza terra ferma, perché vivere ha già vissuto e dire ha detto, e non può togliere una spina dai rovi che incoronano le tempie: sta con quelli che esistono il tempo di nascere, va con quelli che durano un' ora.

(...) Lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra: non potete contarci: se contati aumentiamo, figli dell' orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto siamo già stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate, le nostre vite saranno i vostri libri di avventura. Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l' odore che perdeste, l' eguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l' insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno”.

DONNE IN NERO (1 commenti inseriti)
nadia del comitato 1 marzo ha detto:
02 Marzo 2010 alle ore 08:32:00

L’iniziativa di ieri andrà a costituire la ''Primavera antirazzista'' promossa da molteplici organizzazioni.
''Gli immigrati non sono una disgrazia, ne' solamente una necessità per le nostre aziende, i nostri campi, le nostre case. Gli immigrati sono una grande risorsa per il cammino dell'umanità”.
Il compito delle organizzazioni di solidarietà è far crescere questa consapevolezza negli italiani e nella classe politica, lavorando per l'integrazione degli stranieri e delle loro famiglie a partire dal riconoscimento dei diritti fondamentali.

nadia del comitato 1 marzo (1 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
02 Marzo 2010 alle ore 07:16:48

Carissim* Tutt*, ritorno da una bellissima manifestazione del Primo Marzo con il cuore pieno di gioia!
Eravamo tantissimi: un popolo, variopinto, sereno, in festa ... Affido ad un video le immagini dell'evento. Altri più rapidi di me hanno già provveduto ad inserire delle foto della manifestazione nella Gallery.
Sono ottimista: nonostante tutto, un nuovo mondo è possibile anche nel nostro Paese!

Giuseppe (704 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
01 Marzo 2010 alle ore 07:42:40

OGGI 1° MARZO TUTTI IN PIAZZA !!!

Giuseppe (704 commenti inseriti)
NONLASCIAMOCISOLI ha detto:
01 Marzo 2010 alle ore 06:54:36

Facendo copiando e incollando nella stringa di ricerca potete leggere un bell'articolo

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/26/news/sciopero_degli_immigrati-2439277/

NONLASCIAMOCISOLI (1 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
25 Febbraio 2010 alle ore 17:24:18

Alla voce Documenti puoi legegre la Locandina della manifestazione per il Primo Marzo.

Giuseppe (704 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
25 Febbraio 2010 alle ore 16:34:41

Carissimi, inserisco ora il Comunicato ufficiale del Coordinamento che propone l'iniziativa del 1° marzo:
1 Marzo per i diritti dei migranti -
Vietato calpestare i diritti
Anche a Sassari è stata organizzata una grande manifestazione con corteo e sit-in finale, per il 1° marzo 2010 dal respiro europeo, non solo in sintonia con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno via via attivando.
Una grande manifestazione organizzata da una molteplicità di associazioni culturali, organizzazioni di volontariato e politiche di indigeni e migranti presenti in città.
Una manifestazione per esaltare le diversità e la multiculturalità come patrimonio delle nostre comunità.
Una manifestazione per dire no alle politiche razziste del governo e a chi, anche con l’indifferenza, le sostiene, no alle ondate xenofobe che stanno attraversando la nostra società, no alla guerra tra ultimi imposta da questo modello di sviluppo, distruttivo per gli uomini, le donne e la natura.
Una manifestazione per dire che la contrapposizione tra “noi” e “loro” deve finire e lasciare il posto alla consapevolezza di costruire un paese nuovo nel rispetto dei diritti per tutti.
La manifestazione partirà alle ore 17.00 da Piazza Sant’ Antonio, proseguirà con il corteo per Corso Vittorio Emanuele e finirà con un sit-in in Piazza D’Italia, dove le associazioni proponenti saranno presenti con banchetti informativi e divulgativi.
La manifestazione si concluderà con lo spettacolo Strani frutti. Storie a fior di pelle dell’Associazione Laborintus, presso la sala Sassu del Conservatorio alle ore 20,30 (ingresso libero).
Promuovono:
Acli, Acos, Antifascisti Sassaresi, Amico del Senegal Batti il cinque, Amnesty International, Arci, Associazione Enrico Berlinguer, Auser, Avass’en Gouro, Caritas Diocesana, Circolo Ilaria Alpi, Associazione La città di Ar, Collettiva_femminista Sassari, Dipartimento immigrati CGIL, Equomondo, Gruppo emergency, Laborintus, Legambiente, Liberamente, Libertaria, Marcia Verde Mediterranea, Noi donne 2005, Popolo viola, Yakaar.

Giuseppe (704 commenti inseriti)
paola ha detto:
24 Febbraio 2010 alle ore 07:29:09

OGGI, lunedì 1 marzo 2010 ALLE 16.30 A SASSARI CI RADUNIAMO IN PIAZZA SANT'ANTONIO. DA QUI PARTIRA' IL CORTEO DEI MANIFESTANTI ADERENTI ALLO SCIOPERO DEGLI STRANIERI CHE PASSANDO AL CORSO VITTORIO EMANUELE, PIAZZA AZUNI E PIAZZA CASTELLO RAGGIUNGERA' IN PIAZZA D'ITALIA. PASSATE PAROLA!!!

paola (722 commenti inseriti)
paola ha detto:
23 Febbraio 2010 alle ore 09:04:12

"...un giorno ci svegliamo e non c'è più neppure un extra-comunitario!"
Da aprire ed ascoltare nel caso ve lo siate perso quando è stato trasmesso.

http://www.youtube.com/watch?v=xhB0s85Misk

paola (722 commenti inseriti)
Babbai ha detto:
21 Febbraio 2010 alle ore 12:46:35

Grazie, Nadia! Anc'io sono un volontario e sarò presente sicuramente alla manifestazione del 1° marzo.
Una preghiera: date maggiori informazioni (orari, percorsi, slogans, ...) sulla iniziativa ai visitatori di questo Sito e di questo BLOG.

Babbai (22 commenti inseriti)
Nadia ha detto:
21 Febbraio 2010 alle ore 11:28:35

Mi chiamo Nadia sono una volontaria dell'"unità strada" dell'Ass. ACOS di Sassari che si occupa di tutte le persone straniere minori e adulte che vivono in una condizione di sfruttamento della prostituzione schiavizzata.
L'unità di strada ha l'obiettivo di "andare incontro" alle persone che si trovano sulla strada, di instaurare con loro un "primo contatto" offrendo un servizio di informazione legale,sociale e sanitario.
L'ACOS è ospitata nei locali della chiesa di San Sisto
Saremo presenti alla manifestazion del 1° marzo

Nadia (13 commenti inseriti)
Sardus Pater ha detto:
21 Febbraio 2010 alle ore 10:37:10

Toccante questa testimonianza che Vittoria ha voluto inserire nel nostro BLOG.
Ci fa toccare con mano in modo evidente quanta immensa sofferenza questi nostri fratelli migranti sono costretti a subire!
Anche per questo il 1° marzo dobbiamo trovarci insieme a loro in piazza.

Sardus Pater (59 commenti inseriti)
vittoria ha detto:
21 Febbraio 2010 alle ore 09:37:22

A proposito di immigrae
Copio e incollo da : www.bandieragialla.it
Dalla Nigeria all'Italia: il viaggio raccontato da un'ex prostituta
Il mio nome non è importante, perché il destino che mi è capitato racconta la storia di tante donne, nate come me in Nigeria.
Vengo da Benin City e ho vissuto in una famiglia numerosa: mio padre ha sposato due mogli e ho otto fratelli. Stavo bene in Nigeria ma poi è morto mio padre e le cose sono cambiate. Avevo 19 anni quando ho conosciuto una donna; faceva la parrucchiera e mi ha chiesto se volevo andare in Italia dove lei mi avrebbe aiutato a trovare un lavoro. Io ho accettato. E' stata lei ad accompagnare me ed altre ragazze fino ad Abidjan per poi abbandonarci. Non sapevamo cosa fare per vivere, per mangiare. Così ho trovato un uomo che è diventato il mio fidanzato con la promessa che mi avrebbe aiutato a raggiungere l'Italia. E' stato un lungo viaggio: Abidjan-Marocco in aereo; Marocco-Spagna a piedi e poi fino a Torino in macchina. Era il 1999.
Arrivata a Torino l'uomo mi ha lasciata in casa di una donna, una sua collega, ed è tornato in Austria dove viveva. Ho cominciato a lavorare in strada per guadagnare i soldi che servivano a pagare il viaggio. L'uomo ogni tanto veniva a riscuotere, mentre io continuavo a stare in quell'appartamento con la donna e altre sette ragazze.
Quando a volte arrivava la polizia non cercavo di scappare, volevo che mi prendessero e mi portassero via. Ma la polizia mi lasciava di nuovo libera, senza mai dirmi che c'erano dei posti dove avrebbero potuto aiutarmi. Quando tornavo a casa la donna che ci controllava mi picchiava perché aveva paura che mi riportassero in Nigeria e non pagassi più. Un giorno mi ha dato un documento falso che ho dovuto pagare, e proprio allora ho deciso di scappare. Sono arrivata a Pescara e per due settimane ho vissuto in albergo poi i soldi sono finiti. Sono tornata in strada e lì ho incontrato un uomo che diceva che per me era troppo rischioso lavorare in giro e mi ha trovato lavoro in un locale. Anche lì è arrivata la polizia ma questa volta, dopo avermi accompagnata in caserma, ha scoperto che il mio permesso era falso e mi hanno portato nel CPT di Lecce. Dopo 31 giorni mi hanno lasciato libera. Sono tornata a Pescara e ho cominciato a lavorare in strada di nuovo, ma solo quando avevo bisogno di soldi, quando dovevo mangiare o pagare l'affitto.
Ma il magnaccia mi ha ritrovata e mi ha minacciato dicendomi che avrebbe mandato la mafia ad ammazzare me e la mia famiglia in Nigeria. Gli chiedevo: - quanti soldi devo ancora pagare? E lui mi rispondeva: - quando mi bastano te lo dirò. Ho continuato a pagarlo ma non finiva mai, fino a quando mi ha chiesto 2000 euro per saldare il debito del viaggio dalla Nigeria all'Italia. Ero disperata, ho chiamato mia madre e le ho detto che ero stanca di pagare, che avevo bisogno di aiuto. Ero ancora giovane, avevo 28 anni e volevo stare bene. Poi ho detto al magnaccia: - fai quello che vuoi, minaccia me e la mia famiglia ma io non ce la faccio più.
Così nel 2007 sono scappata e sono arrivata a Genova, dove avevo un'amica che viveva in una comunità. Sono rimasta lì 9 mesi però nessuno mi ha aiutato. Non si può stare in comunità se non sei niente, se non hai un permesso di soggiorno. Allora sono scappata di nuovo e sono arrivata a Bologna. Stavo in stazione e nel frattempo cercavo un numero, l'indirizzo di una comunità o di un centro che mi potesse aiutare. Poi ho trovato il numero di Nico (Associazione Papa Giovanni XXIII, ndr). Sono stata in dormitorio per un paio di giorni e poi ci siamo incontrati e gli ho raccontato tutto. Lui mi ha portato in una casa famiglia. Ora ringrazio Dio per la mia vita, perché sono tranquilla, ho sempre da mangiare, adesso ho anche il permesso di soggiorno.
Oggi vivo in un appartamento con altre due nigeriane e un'italiana. Sono passati già sei mesi e ogni giorno mi sveglio, sistemo la camera, mangio e poi vado a scuola dove sto imparando l'italiano. Nel pomeriggio faccio i compiti e anche un corso di cucito.
Il venerdì andiamo in strada per parlare con le ragazze e convincerle a lasciare. A loro non piace la vita che fanno però hanno paura del voodoo. Non so se esiste in Italia ma in Nigeria ci credono in molti ed è un modo che ha il magnaccia per spaventarti dicendoti che ammazzerà te e la tua famiglia se scappi o non paghi. Ci sono tanti nigeriani qui che come me non ci credono, ma chi lavora in strada ha paura. Alle donne che incontriamo dico che c'è qualcuno che ti può far vivere meglio, che questo lavoro provoca malattie e anche la morte. Invece noi dobbiamo pensare al futuro, a cosa potrebbe esserci dopo, alla fine di questo lavoro; pensare avanti e non solo a quello che hai lasciato dietro di te, alla famiglia, ai soldi da pagare. Dico loro di venire da Papà Giovanni - io così lo chiamo - poi lasciamo il numero di telefono del centro e un rosario a ognuna, perché noi siamo cristiane e andiamo in Chiesa ogni mercoledì quando fanno la messa in inglese.

vittoria (106 commenti inseriti)
paola ha detto:
20 Febbraio 2010 alle ore 04:21:21

la "nave dei diritti"...

http://www.losbarco.org/lang/it/e-la-nave-va/

paola (722 commenti inseriti)
paola ha detto:
20 Febbraio 2010 alle ore 04:18:45

Il "tragicomico"...

http://www.youtube.com/watch?v=xhB0s85Misk

paola (722 commenti inseriti)
paola ha detto:
20 Febbraio 2010 alle ore 04:16:12

Atenei: "Lettera-appello contro il razzismo"
Noi docenti precari/e e docenti non precari/e delle università italiane abbiamo deciso di aderire alla giornata del primo marzo, “una giornata senza di noi”, presentando ai nostri studenti e alle nostre studentesse, dove possibile anche durante le ore di attività didattica nei giorni che precedono il primo marzo, dapprima la lettera dei lavoratori africani di Rosarno, riunitisi in assemblea a Roma alla fine di gennaio, e poi il testo che leggeremo alla fine della loro lettera e invitandoli/e a partecipare alle iniziative della giornata:

“I mandarini e le olive non cadono dal cielo"
In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l´Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma. Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane. Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità. Il nostro lavoro era sottopagato. Lasciavamo i luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche. A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare. Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica. Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di tutti i generi. Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri sfruttatori. Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie...prelevati, qualcuno è sparito per sempre.

Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l´interesse di qualcuno. Abbiamo continuato a lavorare. Con il tempo eravamo divenuti facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani. Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese. Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza.

La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste? Le autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si sono messi a darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie squadre di caccia all´uomo.

Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città del Sud. Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove dormire, senza i nostri bagagli e con i salari ancora non pagati nelle mani dei nostri sfruttatori. Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.

Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all´Italia come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze. Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste:

domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada. Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità. L´Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma”

Dapprima in Francia, poi in Italia, in Spagna, in Grecia e in altri paesi europei, la giornata del primo marzo è stata proclamata “una giornata senza di noi” con l’intento da parte dei/delle migranti che vivono in questi paesi di far percepire, per un giorno, l’importanza della loro presenza economica e sociale sia attraverso lo sciopero sia attraverso altre forme di protesta come l'astensione dai consumi. Ispirata alla giornata del primo maggio del 2006, quando in varie città degli Stati Uniti i/le migranti privi/e di documenti di soggiorno erano riusciti/e a bloccare la vita economica e sociale di quelle città attraverso una massiccia astensione dal lavoro e fluviali manifestazioni in cui ricordavano a tutti che “We are America”, questa giornata ci sembra di particolare importanza anche per iniziare una necessaria riflessione sulle forme della nostra esistenza comune di cittadini/e e non cittadini/e, migranti e non.

Per questo, abbiamo deciso di assumere come parte del nostro testo quello sottoscritto da alcuni lavoratori africani di Rosarno. Riteniamo, infatti, che quanto accaduto a Rosarno nei primi giorni di gennaio – le intimidazioni e le violenze sui migranti, la rivolta dei lavoratori africani, la “caccia al nero” dei giorni successivi, il coinvolgimento di alcune parti della mafia nella “gestione dell’ordine pubblico”, il trasferimento d’urgenza di tutti i lavoratori africani, la loro detenzione nei centri di identificazione ed espulsione e la minaccia di espulsione per quelli privi di permesso di soggiorno – sia il precipitato, soltanto più visibile, delle scelte politiche con cui negli ultimi anni i governi che si sono succeduti hanno affrontato e voluto gestire il fenomeno globale delle migrazioni. Il risultato, innanzitutto, di una volontà di generale clandestinizzazione della presenza dei/lle migranti e dei lavoratori e delle lavoratrici migranti che ha permesso, non solo a Rosarno, ma nel Sud come nel Nord del paese, tra i campi di agrumi e le serre così come nelle fabbriche e le piccole imprese, o nelle famiglie, forme di assoluto sfruttamento della forza lavoro possibili grazie a un’illegalità diffusa del mercato del lavoro generata proprio dalle leggi che normano l’immigrazione.

Ricordiamo di seguito alcuni dei provvedimenti e dei fatti che stanno alla base di quanto accaduto a Rosarno così come di quanto accade quotidianamente nel resto d’Italia: l’istituzione dei centri di detenzione nel lontano 1998, con cui si apriva il capitolo del doppio binario giuridico, uno per i cittadini, un altro per i non cittadini, passibili di pene detentive in assenza di reato; il nesso inscindibile tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, con la legge del 2001, che spianava la strada a ogni forma di ricattabilità da parte dei datori di lavoro sulla forza lavoro migrante, compresa la ricattabilità sessuale delle lavoratrici migranti impiegate nel lavoro domestico; gli innumerevoli provvedimenti delle recenti norme previste dai pacchetti sicurezza ispirati tutti a un orizzonte di discriminazione e razzismo (l’aggravante di clandestinità, il reato di clandestinità, il prolungamento a sei mesi della detenzione amministrativa, l’interdipendenza tra permesso di soggiorno e atti dello stato civile, tra cui il riconoscimento dei figli e il matrimonio, l’istituzione di corpi speciali privati per il mantenimento dell’ordine pubblico); i respingimenti verso la Libia iniziati nel maggio del 2009 volti a risolvere il problema degli arrivi sulle coste italiane con la deportazione verso i campi di concentramento della Libia finanziati dallo stato italiano di donne, uomini e bambini, spesso potenziali rifugiati provenienti dai luoghi di guerra delle ex-colonie italiane.

La criminalizzazione dei migranti privi di permesso di soggiorno produce effetti a cascata su tutti/e i/le migranti che vivono in Italia, rendendo precaria la condizione degli/delle stessi/e migranti “regolari”, esponendoli/e a continue discriminazioni e alla possibilità sempre presente di ricadere nell’“irregolarità”. “Come può manifestare qualcuno che non esiste?” si chiedono i lavoratori africani nella lettera che vi abbiamo letto, descrivendo prima di questa domanda l’esistenza quotidiana “di chi non esiste”, dalla giornata lavorativa alle notti prive di acqua e elettricità e costellate di episodi di violenza e intimidazioni.

“Come può esistere chi non esiste” è, infatti, secondo noi, la domanda di fondo diventata sempre più impellente in Italia e generata da una forma pervasiva di razzismo istituzionale che permette e legittima forme di razzismo, intolleranza, xenofobia sociali che stanno ormai erodendo la vivibilità comune delle nostre città. O, meglio, come possono esistere tutti e tutte coloro che, pur essendo “attori della vita economica di questo paese”, con differenti dispositivi sono continuamente sospinti verso una presenza marginale e una vita non vivibile costellata di mille ostacoli (dai tempi biblici del rinnovo del permesso di soggiorno all’assenza di ogni possibilità di regolarizzazione, dagli innumerevoli modi in cui si elude il riconoscimento dello stato di rifugiato alle norme che entrano in modo discriminatorio nelle scelte di vita affettiva concedendo ai migranti “affetti di serie b”, sino ai mesi di detenzione previsti per chi non ha o ha perso il permesso di soggiorno e all’ultima proposta del “permesso di soggiorno a punti”)?

Aderiamo a questa giornata perché riteniamo che questa domanda coinvolga la vita di tutti e di tutte, migranti e non, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, in Italia così come nel resto d’Europa e in altri paesi del mondo. In quanto docenti, sappiamo che nelle università, anziché come studenti e studentesse nelle nostre aule è più facile incontrare i/le migranti come lavoratori e lavoratrici delle cooperative di servizi, assunti/e con bassi salari e senza garanzie. La scandalosa difficoltà nell’accesso a un permesso di soggiorno per studi universitari, attraverso una politica delle “quote” anche nel campo del sapere che rende quest’ultimo esclusivo privilegio dei cittadini, è parte integrante della chiusura nei confronti dei/delle migranti che caratterizza il nostro paese. Per questo ci impegniamo a lottare anche per garantire la piena accessibilità dell’Università ai/alle migranti.

Siamo più in generale convinti che soltanto cancellando il razzismo istituzionale e sociale come pratica quotidiana di sfruttamento sarà possibile costruire spazi di convivenza futuri.

Docenti precari/e e docenti non precari/e delle Università italiane firmatari:
Fabio Amaya (Università di Bergamo) Anna Curcio (Università di Messina) Umberto Galimberti (Università di Venezia) Maria Grazia Meriggi (Università di Bergamo) Sandro Mezzadra (Università di Bologna) Renata Pepicelli (Università di Bologna) Luca Queirolo Palmas (Università di Genova) Antonello Petrillo (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli) Federico Rahola (Università di Genova) Fabio Raimondi (Università di Salerno) Maurizio Ricciardi (Università di Bologna) Anna Maria Rivera (Università di Bari) Gigi Roggero (Università di Bologna) Pier Aldo Rovatti (Università di Trieste) Devi Sacchetto (Università di Padova) Anna Simone (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli) Federica Sossi (Università di Bergamo) Alessandro Triulzi (Università di Napoli L’Orientale) Tiziana Terranova (Università di Napoli L’Orientale) Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo) .

Per adesioni: www.PetitionOnline.com/march1st/petition.html

paola (722 commenti inseriti)
vittoria ha detto:
19 Febbraio 2010 alle ore 10:30:03

A Sassari la prossima riunione del comitato si svolgerà lunedì 22 febbraio 2010 alle ore 18.00 presso il Centro di aggregazione multietnico di largo Monache Cappuccine.

vittoria (106 commenti inseriti)
Rita O. ha detto:
17 Febbraio 2010 alle ore 22:13:03

Bene!!!! Benissimo allora il 1° marzo tutti in giallo. Diamo voce alla protesta! Coinvolgiamo più persone possibili.
Diamo solidarietà a tutti i migranti............perchè
un altro Mondo è possibile!!!!!!

Rita O. (7 commenti inseriti)
Mimma ha detto:
17 Febbraio 2010 alle ore 20:26:32

Bravissimi!!! Il 1° marzo sciopero per tutti: cittadini stranieri e cittadini italiani, per rivendicare insieme il diritto alla dignità umana.
Io sarò una di voi, con il mio fiocchetto giallo.

Mimma (207 commenti inseriti)
Giuseppe ha detto:
17 Febbraio 2010 alle ore 13:51:45

Era ora!
Finalmente ci si organizza per dare voce a chi per anni è subissato da una politica miope, cinica, assurda, antisociale, antieconomica...
Io il 1° marzo ci sarò e ci sarà la solidarietà e la partecipazione di tutta l'Auser sarda.

Giuseppe (704 commenti inseriti)
Vittoria ha detto:
17 Febbraio 2010 alle ore 11:04:10

Una “primavera antirazzista” con iniziative che dal primo al 21 marzo valorizzeranno “il ruolo e la presenza migrante in Italia e la necessità di contrastare ogni forma di razzismo, il bisogno di estendere lo spazio dei diritti e di contrastare quello dello sfruttamento”.
Una “primavera antirazzista” è la campagna lanciata da associazioni e sindacati (hanno aderito finora Acli, Antigone, Arci, Blacks Out, Cgil, daSud, Fcei–Chiese Evangeliche, Nessun Luogo E Lontano, Sei-Ugl, Sos Razzismo e Uil) aperta a “tutte le realtà che, nel rispetto della propria autonomia, sono intenzionate a dar vita ad iniziative, momenti di sensibilizzazione e dialogo interculturale nel paese”.
Il primo marzo – si legge nel documento programmatico della “Primavera antirazzista” -si propone “una giornata di astensione dai consumi, valorizzando però iniziative variegate, incontri, manifestazioni, concerti, assemblee nelle scuole, giornali parlati, che raccolgano l’importanza di lanciare un segnale forte al Paese sul tema dell’immigrazione e le condizioni dei migranti e delle minoranze”. Lo stesso giorno ci saranno iniziative analoghe in altri paesi europei, ad iniziare dalla Francia, dove è stata lanciata l’idea della Journée sans immigrés, 24h sans nous.
Le giornate del 20 e 21 marzo, giornata Internazionale contro il razzismo promossa dall’ONU, saranno “giornate con gli immigrati e le immigrate” e analogamente al 1° marzo dovrebbero fiorire altre iniziative. In particolare, domenica 21 marzo si propone “di far vivere i simboli ed i valori di questa campagna nelle varie manifestazioni sportive: negli stadi e nella maratona di Roma”.
Tra il 1° ed il 21 marzo, spiegano ancora i promotori, “si collocheranno iniziative diffuse nei territori, utili a valorizzare il ruolo e la presenza migrante in Italia e la necessità di contrastare ogni forma di razzismo, il bisogno di estendere lo spazio dei diritti e di contrastare quello dello sfruttamento e delle mafie come ci ricordano i tragici fatti di Rosarno. Si tratterà di iniziative che interesseranno il mondo del lavoro, della scuola e i luoghi di socialità, che saranno promosse autonomamente dai singoli soggetti aderenti e di volta in volta concordate”.
La “Primavera antirazzista”, che si propone come “una campagna permanente” che vada oltre le iniziative di marzo, si è data anche un segno distintivo. A immigrati e italiani chiede infatti di indossare “un nastro giallo, come simbolo di riconoscimento ed assunzione di responsabilità, della dignità e dell’uguaglianza delle persone”.
“Nelle iniziative della campagna si valorizzeranno i valori ed i principi della nostra Costituzione. Difendere e promuovere i diritti dei migranti – conclude il documento - significa difendere e promuovere i diritti di tutti e di tutte”.
Il comitato sassarese "primo marzo" per organizzare l'evento si riunisce mercoledì 17 febbraio dalle ore 16 alle 17,30 c/o il CEPAS

Vittoria (106 commenti inseriti)
paola ha detto:
17 Febbraio 2010 alle ore 10:33:24

A Sassari la prossima riunione del comitato si svolgerà mercoledì 17 febbraio 2010 alle ore 16.00 presso il Centro di aggregazione multietnico di largo Monache Cappuccine.

paola (722 commenti inseriti)
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