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Manifesto per lo sviluppo: assemblea delle Rappresentanze del popolo sardo lavoro sviluppo-autogoverno - le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunita'

News del 23.11.2009

 

di Cgil Cisl Uil


lunedì 16 novembre 2009 - ore 20:23
Cgil Cisl Uil della Sardegna, a partire da lunedì 16 novembre, promuovono nelle province sarde otto assemblee che sfoceranno, il 30 novembre 2009, nella grande assemblea che hanno chiamato " Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo", dove è esplicito il richiamo al "congresso regionale per la rinascita economica e sociale della Sardegna" organizzata dalla Cgil e dai partiti della sinistra nel 1950. L'importante e ambiziosa iniziativa chiede esplicitamente l'impegno degli uomini e delle istituzioni della cultura nel definire le analisi della presente situazione sarda e la collaborazione con le organizzazioni dei lavoratori per costruire per la Sardegna una migliore prospettiva economica e sociale. Considerando superate le presenti istituzioni autonomistiche, alla luce delle novità introdotte dai mutamenti nel titolo V della Costituzione italiana e degli interventi in tema di federalismo fiscale, il documento Cgil Cisl Uil della Sardegna, pur senza introdurre alcuna motivazione di principio e di merito, schiera le proprie organizzazioni a favore dell'assemblea costituente del popolo sardo. Altrettanto importante è la presa di posizione contro la produzione dell'energia nucleare nell'Isola e contro lo stoccaggio delle scorie. Dato che si tratta di un documento molto ampio, il sindacato ne ha predisposto una sintesi, questa che qui di seguito riportiamo. 
Sintesi del documento – Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità
Cgil Cisl Uil hanno deciso di avviare un confronto che coinvolga la società, a partire dal mondo del lavoro, della politica e della cultura, con l'obiettivo di elaborare un progetto per rilanciare un nuovo sviluppo economico e sociale. A questo fine è stato predisposto un testo unitario che contiene un'idea di sviluppo ed è il punto di partenza di un percorso che, dopo otto assemblee territoriali, sfocerà nell'Assemblea delle rappresentanze del Popolo Sardo, il 30 novembre alla Fiera di Cagliari. Il progetto è aperto all'apporto di cittadini, associazioni, istituzioni, mondo della cultura e di tutti i soggetti che vorranno partecipare agli otto appuntamenti nelle province della Sardegna. Giustizia, libertà ed equità sono le parole chiave del sindacato: un modello di società che si può realizzare attraverso la partecipazione e la sussidiarietà. Una sussidiarietà orizzontale, dove prevalgano in eguale misura le opportunità per le persone, e una verticale, dove tutti i territori dell'Isola possano concretizzare pari dignità, ruolo e rappresentanza, e dove tutti possano abitare e vivere con le stesse condizioni. Proprio per questo, il lavoro è condizione primaria e ineliminabile di un nuovo sviluppo.

1. RIFORME ISTITUZIONALI , STATUTO SPECIAL E E FEDERALI SMO
Il concetto di specialità autonomistica, come interpretata dai Padri costituenti nel 1948, ha perso gran parte dei suoi contenuti per via della riforma federalista e dei mutamenti della stessa società sarda. L'autonomia va ripensata e la specialità ridefinita imperniandosi, secondo Cgil, Cisl e Uil, sul concetto di insularità, al fine di compensare le oggettive condizioni di svantaggio. Ciò significa che lo Statuto dovrà rendere esigibili vantaggi (fiscali, economici, ecc.) per consentire a chi lavora e fa impresa in Sardegna di farlo con pari opportunità rispetto al resto delle regioni europee: significa garantire, ad esempio, una fiscalità di vantaggio alle nuove imprese (almeno sino a che non diventino stabili nel mercato), e un credito d'imposta per chi assume nuovi lavoratori. Occorre poi risolvere nodi storici come continuità territoriale delle persone e delle merci, infrastrutture (viabilità, comunicazioni, reti idriche ed energetiche) parificazione dei costi dell'energia. E' inoltre indispensabile attuare il federalismo interno, trasferire quindi risorse, poteri e funzioni agli enti locali: è una condizione fondamentale per riscrivere lo Statuto, renderà più efficaci le azioni di governo e più competitivo il sistema economico. Non si può quindi rinviare la revisione dello Statuto speciale, alla quale si dovrà procedere attraverso una nuova stagione costituente, anche con l'istituzione di un'Assemblea Costituente del popolo sardo, in modo tale da favorire la massima partecipazione possibile della società civile, delle forze sociali e imprenditoriali.

2. IL SUPERAMENTO DELLE PRINCIPALI CRITICITÀ DEL SISTEMA REGIONALE
Pubblica amministrazione
Le difficoltà di attuare i programmi di sviluppo confermano che il sistema di amministrazione pubblica (l'insieme delle istituzioni di tutti i livelli) non è adeguato. Lo si vede anche nei rapporti con cittadini e imprese, che vanno facilitati con una burocrazia più snella. I Comuni dovrebbero associarsi, così si potrebbero gestire servizi e politiche a livello sovracomunale. Una costante di tutti i bilanci della Regione (spesso anche degli enti locali) è la lentezza della spesa che si traduce nella proliferazione di residui passivi. Occorre riorganizzare i processi decisionali interni all'amministrazione regionale, semplificare le norme per consentire tempi di spesa compatibili con le esigenze di imprese e cittadini. E' indispensabile ottenere dal Governo nazionale deroghe ai limiti imposti dal Patto di stabilità.

Infrastrutture
ENERGIA. L'energia è il più importante nodo infrastrutturale da risolvere. Va raggiunta l'autosufficienza energetica e allineato il costo con quelli nazionali. Per farlo, occorre muoversi in più direzioni, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dai derivati del petrolio: favorire lo sviluppo delle rinnovabili (eolico, solare, biomasse); completare il progetto Galsi e realizzare la rete di distribuzione (per imprese e cittadini);
valorizzare l'utilizzo del carbone Sulcis attraverso l'integrazione del processo produttivo miniera – centrale e lo sviluppo della ricerca per lo stoccaggio e la cattura della CO2; realizzare il cavo Sapei che connette la Sardegna al resto del Paese; dare corso ai progetti di ammodernamento del polo energetico di Fiumesanto con la realizzazione della nuova centrale. E' fondamentale impegnarsi sul versante del risparmio energetico, che può avere risvolti positivi in termini economici, occupazionali, ambientali e di qualità della vita.
Cgil, Cisl e Uil ribadiscono la contrarietà alla costruzione di centrali nucleari in Sardegna e a depositi di scorie radioattive.

MOBILITÀ. La condizione di insularità richiede un'attenzione particolare sul tema dei trasporti, con
l'obiettivo di creare un sistema che garantisca il diritto alla continuità territoriale per le persone e per le merci (costi e possibilmente tempi pari al resto del Paese). Ciò significa che la continuità territoriale aerea e marittima per le persone va migliorata e quella per le merci va costruita nel quadro di regole dettate dall'Unione Europea.

SISTEMA IDRICO. Il processo di riforma del settore è rimasto largamente inattuato nel Servizio idrico integrato e nel settore irriguo. L'acqua è un bene pubblico, la cui proprietà e governo devono rimanere in capo alla Regione, così come la proprietà di reti e impianti. Va inoltre prevista la separazione del costo della realizzazione delle infrastrutture da quello della distribuzione dell'acqua; va accelerato il processo di ammodernamento di reti e impianti con il miglioramento dei processi di depurazione e distribuzione e l'eliminazione delle perdite attuali. L'agricoltura utilizza circa il 70% dell'acqua distribuita: è indispensabile introdurre pratiche colturali razionali (la risorsa è limitata) e procedere alla puntuale misurazione e fatturazione dei consumi. L'educazione al risparmio deve valere per le imprese e per i cittadini.

CREDITO. Il credito deve svolgere un ruolo centrale nello sviluppo, superando l'inadeguatezza attuale.
Occorre operare perché le banche sostengano le piccole e medie imprese con servizi e prodotti finalizzati al loro consolidamento, alla ripresa degli investimenti e dell'occupazione.La Sfirs dovrebbe specializzarsi nel ruolo di "prestatrice" a tempo di capitale di rischio, sia nella fase di startup che nel sostegno di piani industriali per il rilancio della aziende. I Consorzi Fidi vanno consolidati e rafforzati anche attraverso processi aggregativi.

3. ALCUNE OPZIONI PER LO SVILUPPO: INDUSTRIA E SVILUPPO LOCALE
Il sistema produttivo regionale è in difficoltà: non cresce, non si sviluppa, tende piuttosto a sopravvivere; si investe poco o nulla, il capitale straniero è quasi assente, non si punta su ricerca e innovazione, privilegiando magari attività tradizionali a basso rischio e con modesti risultati nei fatturati. Di certo non hanno aiutato la difficoltà di accesso al credito, la lentezza della burocrazia e il ritardo infrastrutturale. Per favorire l'insediamento di attività produttive e attrarre investimenti esterni, sarebbe utile un organismo snello ed efficiente specializzato nel marketing territoriale (Sardegna promozione adeguatamente strutturata), che operi in raccordo con Sardegna Ricerche e Sfirs. Dovrebbero essere privilegiate nuove iniziative imprenditoriali che si integrino con la struttura produttiva locale (sia nel settore primario che nelle produzioni manifatturiere di base) e che favoriscano processi di filiera. Agli investimenti esterni devono aggiungersi progetti e strumenti per valorizzare la Sardegna che produce, aiutare il sistema imprenditoriale sardo a crescere autonomamente e competere nei mercati.

INDUSTRIA. Due azioni da intraprendere: intervenire sull'esistente e disegnare lo sviluppo futuro. Della chimica (così come della metallurgia) non si può fare a meno, per cui occorre potenziare e rilanciare gli impianti in logiche di filiera. L'agroalimentare, legato principalmente ai prodotti lattiero-caseari e vinicoli, ha bisogno di interventi innovativi, soprattutto nel campo della trasformazione, sfruttando le qualità dei nostri prodotti primari e introducendo sistemi di certificazione. Occorre lavorare nella logica dei distretti, sul marketing per accedere a nuovi mercati, richiamare investitori esterni, promuovere coltivazioni diverse.
Per le nuove ipotesi di sviluppo, occorre puntare su bio-medicina, bio-tecnologie, micro-meccanica e su tutti quei campi (ad esempio le energie rinnovabili) che hanno a disposizione risorse comunitarie e prospettive di ricerca applicata (Università, Polaris-Crs4). Va verificata la possibilità - attraverso l'aggiornamento dell'Intesa Stato Regione - di investimenti produttivi su cantieristica nautica o aerospaziale (coinvolgimento di Fincantieri e Finmeccanica).

SVILUPPO LOCALE (INTEGRAZIONE – AREE INTERNE – GOVERNANCE).
Se il manifatturiero costituisce un ambito su cui intervenire settorialmente, gli altri comparti (primario, artigianato, turismo, servizi) hanno bisogno di un approccio integrato nel quale le diverse attività, dentro un quadro programmatico unitario, concorrono a creare reddito, occupazione e qualità della vita. Il territorio regionale è rurale per l'85 per cento: l'impresa agricola deve diventare un soggetto multifunzionale in grado di produrre, intervenire sull'ambiente (e conservarlo), sviluppare attività economiche. In questo modo potrà crescere e relazionarsi con i mercati, specializzandosi in produzioni di alta qualità certificate da marchi di filiera. Le attività boschive possono svilupparsi attraverso attività turistiche e ricreative ma anche con l'utilizzo delle biomasse. E ancora, occorre puntare sull'artigianato, con politiche che promuovano la crescita delle imprese, e sui beni culturali, che costituiscono un patrimonio da valorizzare a fini turistici. E proprio sul turismo occorre centrare un obiettivo fondamentale: mettere in relazione le coste con le zone interne. Si può fare, ma solo ripensando il modo classico di fare turismo alla luce dei cambiamenti del mercato (low-cost, vacanze brevi, richiesta di sport, servizi e attività culturali e congressuali). E' importante potenziare l'utilizzo dei prodotti tipici locali e sviluppare un'offerta che valorizzi i beni archeologici e ambientali. È infine importante rinforzare il ruolo e la presenza pubblica nel settore, per le attività di promozione, l'organizzazione di una rete territoriale dei servizi, l'elaborazione di dati e statistiche indispensabili alla programmazione.

4. LE PRECONDIZIONI PER LO SVILUP PO: LE POLITICHE DI COESIONE
Il livello di istruzione, la qualità dei servizi, il rispetto della legalità, costituiscono una precondizione per lo sviluppo: non è possibile pensare a crescita economica ed occupazionale, prescindendo da politiche che garantiscano la vivibilità nei territori, adeguati livelli di istruzione e di assistenza sociale e sanitaria, servizi per il lavoro moderni efficienti.

ISTRUZIONE, FORMAZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA.
E' indispensabile superare alcuni deficit: bassi livelli di istruzione, carenza di innovazione e ricerca nelle imprese, scarso sviluppo tecnologico, bassi livelli di produttività del lavoro. Prima di tutto è indispensabile che la Regione acquisisca poteri e funzioni di organizzazione della rete scolastica, naturalmente all'interno di in un quadro normativo che garantisca diritti e doveri parametrati su standard minimi nazionali. E' urgente la riforma delle legge sul diritto allo studio, per creare un sistema di istruzione che soddisfi le esigenze in tutti i territori, sia una leva per contrastare la crisi e affronti le nuove sfide della globalizzazione, dei veloci cambiamenti sociali, della ricerca e delle nuove tecnologie, valorizzi la specificità della Sardegna inserendosi in un orizzonte internazionale. Università e ricerca devono seguire standard europei, collegarsi al mondo delle imprese con la finalità di far crescere le opportunità di lavoro e sviluppo. E' urgente adottare misure e meccanismi di sostegno allo studio per i giovani e colmare il vuoto di politiche e strategie regionali per il sistema universitario. Nella Formazione professionale occorre puntare sulla qualità, quindi va rivisto il sistema di accreditamento delle agenzie formative. Come supporto alla programmazione, serve una rete di servizi per il lavoro e un monitoraggio sul mercato per capire le reali esigenze formative. Disoccupati e inoccupati dovranno essere inseriti in un percorso formativo per l'inserimento lavorativo.

POLITICHE DEL LAVORO. Servono specifici interventi per i giovani e le donne: sia per gli alti tassi di disoccupazione, sia per l'urgenza di innestare nel mercato del lavoro un valore aggiunto fondamentale rappresentato dalle professionalità di genere e giovanili. E' urgente portare a compimento la riforma dei servizi per l'impiego perché la legge, dopo circa 4 anni, non è ancora applicata nei suoi aspetti fondamentali; manca un piano complessivo di politiche che dia spazio e responsabilità ai singoli soggetti che hanno competenza in materia (Regione, province, comuni, privati) e che integri Istruzione, Lavoro, Formazione, Servizi sociali. E' indispensabile attivare la Commissione per le Politiche del Lavoro prevista dalla legge 20.

POLITICHE SOCIALI E PER LA SALUTE. Il principio della coesione sociale deve improntare tutte le politiche pubbliche. La programmazione unitaria dovrà definire standard qualitativi e quantitativi di servizi e prestazioni, da applicare in modo omogeneo in tutti i territori e verificare con un costante monitoraggio. Le politiche sociali, sanitarie, dell'istruzione, della formazione, del lavoro, urbanistiche e abitative devono essere integrate. L'obiettivo è contrastare la povertà in una logica di inclusione, facendo leva sull'inserimento lavorativo;potenziare i servizi per l'infanzia e per giovani, migliorare l'assistenza domiciliare e rafforzare il fondo per la non autosufficienza. Le politiche sanitarie dovranno prevedere campagne di prevenzione: non solo nei luoghi di lavoro, al fine di diffondere la cultura della sicurezza e arginare il fenomeno degli incidenti, ma anche nelle scuole, per trasmettere stili di vita, alimentazione e attività fisiche adeguati. Vanno potenziati i distretti e i servizi territoriali alternativi ai ricoveri in ospedale, e realizzata una rete articolata di strutture sanitarie e socio riabilitative per i non autosufficienti i sofferenti mentali o le persone con disabilità o dipendenze. Le strutture pubbliche dovranno essere strutturate e sostenute per essere in grado di assicurare le prestazioni: l'iniziativa privata va definita con chiarezza al fine di conciliare la libertà di scelta e di impresa con la garanzia di qualità delle prestazioni. La diffusione dello stato sociale e dei servizi rivolti alle famiglie, comporterà la positiva conseguenza di alleviare il carico assistenziale che oggi grava quasi esclusivamente sulle donne sarde e ne rende problematica l'entrata nel mercato del lavoro.